
"If I have an ambition other than a desire to be a chronic invalid, it would be to meet everybody in the world before I die... and I'm not doing badly."
Come chiusura dell'arco in declino di questo periodo della mia vita, adesso mi trovo sotto le luci di Frankfurt, a fare un lavoro che, incredibilmente, non presenta ancora effetti collaterali devastanti per la mia psiche e il mio fisico. Lasciandosi dietro una vecchia vita, per principio catartico, bisogna sciogliere alcuni nodi, altrimenti quella partenza diventa una fuga, e le fughe, di solito, non portano molto lontano.
Così qualcosa si è chiuso, qualcos'altro, invece, si è aperto. Succede sempre così, anche se non sai mai bene come il tutto avverrà, ed è più o meno una questione d'istinto. Chi vi dice il contrario, purtroppo, è un vile mentitore. La bellezza è insita nella sorpresa, perchè non sai mai cosa si aprirà, anche se, a volte ma non sempre, sai benissimo cosa si chiuderà.
La mia vita da tedesco inizia da questo mese, anche se forse la mia vita da non-italiano è iniziata tanto tempo fa, da determinate verità scoperte da adolescente - e non solo, come si potrebbe erroneamente pensare, dalla sconfitta dell'Italia durante Italia '90, che pure è stata fondamentale nella perdita di fede nel calcio, credo.
Devo dire che ho riflettutto sulla neve. Se il freddo persiste, la neve non è affatto così volubile come la si dipinge solitamente. Riesce a tenere la memoria di un'orma molto a lungo, più di quanto non si creda. Solo se il gelo l'abbandona, la neve fa svanire la sua memoria con esso. Preferisco la neve. Non è come la sabbia, che è in continuo movimento, e non lascia tracce della vita, anche se persiste la condizione che la causa... e forse è proprio il vento che la crea l'artefice della sua scarsa memoria. Preferisco la neve, perchè con lei, e con il freddo, non si può sbagliare, mentre con il resto si può sempre scendere a patti.
Qualcosa, questo, vorrà pur significare.
E' pensando alla neve che chiudo il trittico di riflessioni su me stesso che ho osato riportare in questo spazio da qualche giorno che, pur sembrando tutt'altro, alla fine non è un sfogatoio, ma soltanto un punto di alta gravità nel quale si aggregano i pensieri più pesanti, quelli che non potrebbero essere che letti, perchè impronunciabili e inascoltabili.
Englishman In New York
I don't drink coffee I take tea my dear
I like my toast done on one side
And you can hear it in my accent when I talk
I'm an Englishman in New York
See me walking down Fifth Avenue
A walking cane here at my side
I take it everywhere I walk
I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York
If, "Manners maketh man" as someone said
Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York
Modesty, propriety can lead to notoriety
You could end up as the only one
Gentleness, sobriety are rare in this society
At night a candle's brighter than the sun
Takes more than combat gear to make a man
Takes more than a license for a gun
Confront your enemies, avoid them when you can
A gentleman will walk but never run
If, "Manners maketh man" as someone said
Then he's the hero of the day
It takes a man to suffer ignorance and smile
Be yourself no matter what they say
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York
I'm an alien I'm a legal alien
I'm an Englishman in New York