domenica, settembre 27, 2009

Chiedi chi erano i Beatles

... perchè noi siamo e saremo sempre nati ieri.

Forse è facile criticare i tempi in cui si vivono, perchè il passato è sempre avvolto da quella patina misteriosa e affascinante che il tempo genera semplicemente facendo quello che sa fare, ovvero scorrere continuamente, in avanti. Nessuno ha ancora compreso questo meccanismo incredibile quando normalissimo, la prima cosa che abbiamo capito appena diventati adulti, che esiste la morte, e che ci aspetta alla fine del nostro viaggio nel tempo, e che ciò che è stato non tornerà più.
Malgrado questo, nonostante tutto questo, la memoria è l'unico modo che abbiamo per vincere il tempo, anche se è uno strumento labile e che deve essere continuamente alimentato dall'amore, dalla volontà e dalla voglia di essere, non tanto quella di persistere.
Attraverso la memoria e un pò di critica cosciente, cerchiamo di astrarre la nostra opinione.
Il fatto è che la notte è fatta d'anime vaganti e in pena, che cercano sfogo dopo essere state compresse durante il giorno, dall'ordinaria vita incasellata alla quale gli uffici, gli abitacoli, le pareti e alle volte anche i marcipiedi, ci costringono.
Alle volte viene da pensare a tempi più semplici, quando tutto era quasi del tutto diverso, e il diverso non era quasi del tutto negativo. Quando divertirsi non significava mai del tutto farsi del male, e farsi del male mai del tutto farselo per davvero.
Ricordo, pur essendo relativamente giovane o non del tutto vecchio, tempi in cui la musica era ancora un moto spontaneo dell'anima, o quanto meno non era del tutto il moto (non del tutto) spontaneo di un grafico d'entrate e di uscite. L'amore era innocente, le parole erano innocenti, e noi eravamo innocenti. Forse piaceva illudersi di più, o forse i mezzi di comunicazione non erano così sviluppati per diffondere la pirandelliana e sveviana verità assoluta riguardo l'uomo moderno, la sua tristezza interiore, il suo essere una scintilla sfuggita dal grande fuoco, destinata a spegnersi nel buio dopo aver brillato per un pò.
Essere giovani allora era diverso dall'essere giovani oggi, perchè pur non sapendo nulla non si era comunque nulla.
La mia mancanza di pazienza nell'indagare su questo fenomeno non mi permette di dare una spiegazione logica a tutto questo. So che l'uomo vive quasi del tutto meglio oggi, e che l'arte non è del tutto morta, e che esiste ancora quell'innocenza, che non è (quasi) del tutto perduta. Però è estramemente difficile da trovare, e forse è impossibile, fino a che non ci renderemo conto che siamo nati ieri.
Ed è per questo che mi piace ancora chiedermi chi erano mai questi Beatles.

(credits immagine: Mimmo Rapisarda - http://www.mimmorapisarda.it/)

martedì, aprile 21, 2009

Amor, ch'a nullo amato amar perdona?

martedì, febbraio 10, 2009

"... for there is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about."

... sono quasi sempre d'accordo con Wilde, lo amo per le sue verità (quasi) assolute.
Sparire, essere dimenticati, a volte è peggio di morire, ma pur essendo una morte anche questa, si può anche morire senza rinunciare alla vita.
E quindi, sono morto.

Mi sovviene una citazione, che farò in inglese per restare fedele, che ho sempre amato, legata a tre diversi autori contemporaneamente, che ho sempre amato, e scolpita in una storia che sento molto vicina. Ne capisco tutta l'immensa forza solamente adesso.

"Johnny Smith: It reminds me of a line from 'The Legend of Sleepy Hollow' the last story I read to my class before... the accident. Ichabod Crane disappears... the line goes: "As he was a bachelor, and in nobody's debt, nobody troubled their head about him anymore." 
Sarah Bracknell: Is that what you feel? 
Johnny Smith: Is what I want... what I want." 

"The Dead Zone", di Stephen King, diretto da David Cronenberg, 1983 (cit. da Washington Irving, "The Legend of Sleepy Hollow")

domenica, febbraio 08, 2009

The long winding road


Si torna a casa da una serata con amici. E' un'occasione di percorrere a piedi tre chilometri e mezzo di Frankfurt di notte, in mancanza di altri mezzi di trasporto oltre a quelli forniti di default alla nascita.
Le strade sono solitarie qui, come quelle di qualunque città di notte, ma esiste una velata luce che ricopre ogni cosa... i lampioni, i bagliori dei grattacieli, le luci delle stazioni e delle fermate dei tram.
Le lunghe strade spaziose, che in Italia non esistono, si dipanano lungo la via, srotolandosi nella notte.
E' bello poi vedere che certe cose non cambiano.
Passo vicino a svariate discoteche, e c'è sempre la solita gente disperata che si arrabbatta, cercando di carpire il senso della vita in mezzo ad una bolgia senza dimensione nè forma. E' quasi pittoresco che un manifesto pubblicitario, appeso da quelle parti, ricalchi spudoratamente lo stile grafico di GTA.
Attraversando le ampie piazze di Franfkurt, di notte, si percepisce comunque quel grande respiro che riempie quegli spazi anche di giorno, ma senza il brusio della gente.
Altri locali, altra gente che si arrabatta per cercare di ottenere qualcosa... donne, uomini, alcol, o semplicemente un posto dove spalmare le proprie frustazioni su una superficie più grande, per far finta che siano diminuite, anche se così è più facile scivolarci sopra.
Certe cose non cambiano mai.
Una lunga camminata è un'occasione per mettere alla prova le proprie membra, vessate da lavori d'ufficio, noia e pigrizia, ma anche per riflettere. E riflettere a lungo.
Vengono in mente quelle nottate passate a tornare a casa, dopo essere stato con la persona che si credeva di amare, tra le strade buie di Palermo, verso casa... la lunga via verso casa, che sembrava infinita.
Ed è il momento di riflettere, e di capire.
Capire che certe cose vanno debitamente perdute, per far sì che acquistino un altro valore, anche se quel nuovo valore spesso non ha tutto questo grande valore. Capire che ci sono cose che per una vita abbiamo idolatrato, e che in un solo secondo sono cadute dal cuore. Capire che la volontà e la sua assenza, sono i due più grandi ostacoli e allo stesso tempo, le due più grandi leve che fanno sollevare il mondo. Capire che, per una cosa che si perde, per quanto grande e unica, si può ritrovare qualcosa di altrettanto grande, magari non della stessa natura, ma forse qualcosa di interiore, che si era perduto strada facendo.
Forse, non vale la pena nemmeno pensare che qualcosa si è perduto.
Ecco, che durante l'ultima onda di pensieri, vedo i grattacieli lontani, eppur indicativi, che sono arrivato vicino casa finalmente.
Sono finiti già questi chilometri? Sembravano di più.
Il tempo di prendere le chiavi, di inserirle nella serratura.
E' un click, e si ripensa a tutto quello che è passato.
E' il rumore della porta che si chiude dietro le spalle, che recide il legame con la strada che finora ho percorso.


Colonna sonora delle camminate notturne metropolitane:

Puffy64 - The Last Ninja II Remix

1) The Streets (Loader)
2) The Sewer (Loader)

lunedì, gennaio 19, 2009

Dum da dum da dum...

...e se siete fra quei pochi al mondo che, come me, pensano a quanto sarebbe bello seguire Brandford Marsalis, alla fine di "Englishman in New York" di Sting, per le strade della Grande Mela del 1987, solitario, mentre continua a suonare il suo sax per tutta la notte, meritate tutto il mio infinito rispetto, chiunque voi siate.

(copyright photo: Alexander Kagan)